6 set 2007

Morte

Ieri ti ho incontrata. Sei arrivata e l'hai presa. Così... nel silenzio del rumore. Ho avvertito la tua presenza fin dalla sera prima. Eri lì, ci guardavi. Guardavi me, impassibile, mio padre, riluttante, mia madre, disperata e lei, morente. Dentro quella stanza. Nera.
E poi fuori... quando sono uscito x fumare. Lì ti ho sentita. Ma eri diversa da come ti ho sempre immaginata. Tutto era calmo, fermo, immobile. Come quando nevica, i rumori erano ovattati, freddi. Nn c'era spazio x altro.
Poi tornando sù, in camera, le ho tenuto la mano e nn le ho tolto gli occhi di dosso nemmeno x un istante. Nn ti nascondo che ho avuto paura ad un certo punto. Ho avuto paura di vederti. Di vederti portartela via. Il battito del mio cuore a quel punto è diventato incalzante. Ma poi il sonno e la stanchezza fisico/mentale hanno preso il sopravvento. E l'hai attaccata. Senza successo. Ieri xò... ne hai avuto. L'hai presa e portata via, nel casino dell'ospedale. Mantre tutti correvano. Mentre le vite di ognuno scorrevano. Nella routine, nella "normalità", nella noia. Tu sei entrata cortesemente, hai posato la tua falce, l'hai presa tra le braccia e le hai fatto fare, l'ultimo, di una serie di respiri che durava da 93 anni. E l'hai...

presa con te...

e io... io nn ti ho vista nemmeno. Ho solo sentito la dottoressa che diceva "se n'è andata in questo momento...", e mi sono fiondato in camera. Credo di averti cercata con lo sguardo. Nn sò con quale speranza. Ma l'ho vista lì. Senza niente. Il suo corpo immobile. Mia madre ha provato a tirarmi via, ma ero impietrito e l'unica cosa che volevo fare era darle un'ultimo bacio. Così quando tutti se ne sono andati, mi sono chinato su di lei. Le ho appoggiato le labbra sulla fronte, ancora calda, e le ho detto "vai..."...

Dovevo scriverti queste righe... nn sò il xchè, ma dovevo farlo. Spero di rivederti il più tardi possibile, e... se proprio ti dovrò rivedere, che sia x me...

Nessun commento: